domenica 12 febbraio 2017

UN CORSO PER IMPARARE A SCRIVERE CON I NUOVI MEDIA DIGITALI

Anche nella comunicazione di impresa ogni strumento deve avere il suo linguaggio. Scrivere un discorso è diverso da scrivere una brochure. Scrivere il bilancio annuale della società è diverso da scrivere una presentazione o un documento tecnico. Così, non si possono fare una pagina o un sito web prendendo testi pensati e scritti per la carta e salvandoli in html.



Ma nel caso della scrittura online è tutto molto più complicato, perché il web si evolve in continuazione e non si fa in tempo ad elaborare non tanto delle regole quanto delle idee, che queste sono già superate.

All'inizio, le pagine erano lunghi testi su fondo grigio mentre oggi ci assalgono con la forza e i colori di uno spot.

Imparare a scrivere per il web è particolarmente importante e urgente. Perché, passata l'euforia per la novità del mezzo, su Internet oggi si cercano soprattutto i contenuti. E poi perché, contrariamente all'editoria tradizionale, riservata comunque a pochi, su Internet possiamo scrivere e pubblicare tutti. Senza strettoie, senza ostacoli e persino senza soldi. Ottenere visite sui propri contenuti è però complicato, proprio perché c’è un’offerta molto numerosa. Di conseguenza bisogna concentrarsi sulla qualità, soprattutto perché senza passione per un tema non si scrive bene e non si conquista il pubblico, ma senza l’attitudine a scrivere per il web non si verrà mai più letti. Oggi che tutti viviamo in un ambiente digitale e multimediale, imparare a usare gli strumenti che ci consentono di essere comunicatori a tutto tondo è importante. Per raggiungere questo obiettivo il futuro giornalista deve conoscere i social media, padroneggiare app e strumenti per trasformarsi alla bisogna in regista-fotografo-montatore, saper fare ricerche complesse in motori e archivi online, diventare un esperto di dati, magari capace di realizzare un’infografica, essere un po’ storico e un po’ cartografo, e avere qualche nozione di storytelling. Insomma deve riassumere in sé skills e nozioni che lo aiutino ad esprimere al meglio la propria narrazione in rapporto alle aspettative del pubblico. 

Per consentire a tutti di migliorare la propria tecnica di scrittura, Educaform propone un corso online dedicato alla scrittura sul web, sulle sue modalità, come fare SEO con un contenuto, come impaginarlo e come promuoverlo.

giovedì 2 febbraio 2017

NUOVO LOOK PER E EDUCAFORM: IL PORTALE DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE

La nuova grafica del sito di Educaform, piattaforma dedicata all’apprendimento e alla formazione personale, permette di assaporare con gli occhi la vasta gamma di corsi proposti, grazie ad un’interfaccia lineare e pulita per l’utente, che può navigare facilmente attraverso le varie sezioni e i contenuti presenti.


Con i corsi proposti da Educaform, chiunque può dare una svolta alla propria vita lavorativa, acquisendo nuove skill con le quali migliorare la propria posizione o trovare un nuovo impiego. Sono presenti sia corsi online, sia in aula, oltre ai corsi universitari. Nel nuovo sito è presente una sezione dedicata ai corsi universitari, realizzati in collaborazione con prestigiosi atenei italiani.

Educaform infatti è un portale che ha al centro la persona e il lavoro. Si rivolge a persone di tutte le età, professionisti e imprese, per rispondere alle esigenze formazione-lavoro, e contribuire alla crescita culturale e sostenibile delle organizzazioni. La nostra mission è quella di avvicinare l'offerta formativa ai cittadini permettendo loro di trovare i corsi professionali o universitari che più si avvicinano alle loro esigenze e obiettivi. I corsi sono tutti selezionati dalla nostra redazione per qualità e competenza.

Scopri il nuovo sito

lunedì 16 gennaio 2017

MARKETPLACE: UN PANORAMA IN EVOLUZIONE

di Jerome Sicard, Regional Manager per il Sud Europa, MarkMonitor

A livello mondiale l’e-commerce sta esplodendo. Il totale delle vendite online sarà quasi raddoppiato nei prossimi quattro o cinque anni e nel 2020 rappresenterà il 12,5% del totale delle vendite, rispetto al 7,5% di oggi.

Questa crescita fenomenale sta attirando un vasto numero di rivenditori online. Milioni di retailer sono già online in tutto il mondo e, del volume totale di 3,5 milioni di dollari previsto per il 2020, ci si aspetta che i marketplace arriveranno a detenerne quasi il 40%.

NUOVI MARKETPLACE 

Jerome Sicard 
Mentre marketplace online noti, come Alibaba, Amazon e eBay, mantengono la loro posizione dominante, nuove regioni e nuove piattaforme appariranno come conseguenza della crescita nei mercati emergenti dell’utilizzo di Internet.

Infatti sono un esempio alcune catene statunitensi come Sears, NewEgg e WalMart che stanno cercando di sfruttare questa opportunità in crescita. Walmart, ad esempio, ha recentemente annunciato il suo acquisto di Jet.com per 3,3 miliardi di dollari.

I paesi emergenti hanno un enorme potenziale di vantaggio sulla crescita nei marketplace online. Per esempio, l’India ha solo il 34,8% di penetrazione internet su un totale di popolazione di 1,3 miliardi, e ciò significa centinaia di milioni di potenziali consumatori in attesa di connessione alla rete. Due dei 10 siti più trafficati in India sono proprio dei marketplace: Amazon e Filpkart.
Sanjeev Aggarwal di Helion Venture Partner afferma: “L’India non ha mai avuto un sistema di commercio organizzato, quindi il salto che avverrà (verso l’e-commerce) è abbastanza convincente… questo per l’India sarà il giorno “zero” del passaggio al digitale.”

Nonostante sia difficile sapere quale player prevarrà, i brand devono mantenere l’attenzione sulle tendenze. La sfida, con così tanti nuovi marketplace sulla scena, è sapere che approccio adottare. Noi raccomandiamo ai brand di cercare il traffico web e monitorare i grandi player in tutte le regioni e identificare dove si verificano le vendite. I brand possono anche seguire gli sviluppi nelle vendite di beni contraffatti attraverso le denunce dei clienti al proprio customer service center che spesso segnalano un picco di attività fraudolente nei nuovi marketplace.

Regioni in crescita

L’Asia ha a lungo goduto di una meritata reputazione come regione con un enorme potenziale di crescita online, un mercato del valore di 1,4 trilioni di dollari previsto nel 2020. Cina e India sono infatti i mercati con più rapida crescita nel mercato dell’e-commerce mondiale. Oggi, l’e-commerce in Cina rappresenta il 16,4 per cento delle vendite totali del retail a fronte di una media mondiale del sette per cento.
La Cina ha una grande influenza sul panorama dell’e-commerce in Russia dove ci sono 80 milioni di utenti internet e si prevede una crescita oltre il 50 per cento nei prossimi cinque anni, con entrate che ammonteranno a 50 miliardi di dollari.
Il sito di e-commerce più utilizzato in Russia è Alibaba, con oltre il doppio del volume di vendita del russo Yanex, secondo in classifica. Infatti, oltre il 70 per cento di tutto il commercio elettronico transfrontaliero russo proviene dalla Cina. Nei giorni di picco vengono infatti importati oltre un milione di pacchi! Le categorie più popolari di beni che acquistano i russi dalla Cina includono abbigliamento, prodotti per bambini e cellulari. Questi acquisti stanno crescendo con tassi a doppia cifra. 
Un mercato emergente invece trascurato è l’Africa. In questa regione si prevede infatti una crescita del 100 per cento nei prossimi cinque anni. I ricavi sono destinati a crescere oltre i 35 miliardi nel 2020 dai 18,7 miliardi dell’ultimo anno. Quando si tratta di shopping online è la Nigeria ad essere in testa, con il 65 per cento di utenti che acquistano online. Il Mobile shopping è molto importante in Africa dal momento che i consumatori sono più a loro agio a fare acquisti tramite dispositivi mobile.

Trend emergenti
Per i brand è importante tenersi aggiornati sull’evoluzione digitale, per essere pronti a contrastare eventuali attacchi o truffe online. Ecco alcuni trend da tenere d’occhio.
I cosiddetti Marketplace Mobile-Only sono tra le tendenze più interessanti dell’e-commerce a livello mondiale. Mercari, ad esempio, è una start-up giapponese che conta 32 milioni di download, di cui 7 milioni dai proprietari di brand americani che hanno bisogno di capire cosa accade quando le persone comprano con dispositivi mobile. I consumatori possono scattare una foto all’oggetto che vogliono vendere, postare il proprio annuncio e valutare acquirenti e venditori.
Le social media chat app tra cui WhatsApp, che hanno più di un miliardo di utenti. La società di Direct Marketing usano queste chat app per definire il target dell’utente “ever-mobile”. I brand devono essere consapevoli che i truffatori possono raggiungere i consumatori direttamente attraverso queste app.
Il targeting per settore e località consente di classificare le persone per settore o per popolarità di un brand in una certa località e di guidare le vendite.
Deep e Dark Web sono una minaccia emergente di cui le aziende dovrebbero essere consapevoli. Il Dark Web è una parte non indicizzata e anonima di Internet, non accessibile tramite browser standard o motori di ricerca. L’anonimato del Dark Web permette ai truffatori di vendere merci contraffatte.  
Molti brand trovano difficile monitorare e agire nel Dark Web e intraprendere azioni di enforcement risulta difficile a causa dell’anonimato. Tuttavia, i consumatori alla ricerca di prodotti contraffatti devono superare barriere quali il download del browser Tor. Questo significa che la disponibilità dell’e-Commerce nel Dark Web è attualmente limitata, ma il problema non dovrebbe essere comunque ignorato.
Opzioni di Enforcement e Best Practice
I brand hanno una serie di opzioni da tenere in considerazione quando rafforzano i propri diritti di proprietà intellettuale e protezione del brand, alla luce di queste tendenze emergenti e con la previsione della crescita dei marketplace online.
Nonostante i marketplace come Alibaba e Amazon abbiano stabilito delle opzioni di enforcement, i brand devono essere consapevoli delle alternative. Queste comprendono la stesura di elenchi di prodotti proibiti, termini e condizioni specifici, e infine, lo stare al passo con i programmi speciali che implementano i marketplace.
Gli elenchi di prodotti proibiti sui marketplace sono unici per paese o località. Questi metodi offrono la possibilità di rilevare le violazioni consentendo quindi al brand di segnalarle e rimuoverle. Esempi di prodotti che si possono trovare in questi elenchi includono merci scadute, prodotti con sigilli manomessi e con regole riguardo alla rivendita e all’uso di coupon. Bisogna cercare questi elenchi sui siti dei marketplace e aspettarsi che alcuni paesi forniscano più opzioni di altri.
Inoltre è utile individuare Termini e Condizioni nel processo di pagamento che forniscono un modo per inviare una comunicazione di violazione.
I Programmi speciali forniscono ai brand l’opportunità di rendere il processo di enforcement più efficiente ed efficacie. La maggior parte di questi programmi richiedono solo il raggio d’azione per l’impostazione iniziale, e solitamente, non richiedono fee.
Esempi attuali di programmi speciali includono ad esempio iOffer C.O.P.S. (Counter Online Piracy System) Program che consente ai brand di verificare Copyright e Trademark per rimuovere gli elementi che li violano. I membri del C.O.P.S. possono sospendere gli account responsabili di queste violazioni., e i brand devono domandare proattivamente di diventarne membri.
Alibaba è apparso recentemente nei notiziari per aver esteso il programma “Good Faith Takedown” nell’ambito dell’Intellectual Property Joint-Force Program. Questo ha lo scopo di ottimizzare il processo di rimozione disponibile ai brand nella lotta alla contraffazione. L’IP Joint-Force System fornirà ai brand partecipanti un portale online dedicato e un account manager per migliorare la facilità di rimozione dei prodotti contraffatti dai siti Alibaba, quali il marketplace Taobao e Tmall.com. Il portale permetterà ai brand di confermare le potenziali violazioni IP trovate su Alibaba nell’ambito della consueta attività di monitoraggio, dopodiché la società rimuoverà i prodotti incriminati.
La disponibilità di adesione al Joint-Force program è attualmente limitata. Alibaba ha annunciato che il sistema sarà a disposizione di tutti i membri del Good-Faith Takedown Program.
Le associazioni di settore infine, spesso hanno relazioni speciali con i marketplace che possono essere sfruttate per migliorare la conformità. 

Best Practice
I brand dovrebbero ricercare con quali altri nomi i loro prodotti potrebbero essere conosciuti nella lingua locale dei mercati emergenti, dove molti termini e simboli di marchi sono completamente differenti. Indagare le iterazioni di questi marchi è indispensabile per agire in modo appropriato. La rappresentazione specifica per ogni regione è importante al fine di indagare tutte le sfumature delle differenti culture. Infine è bene prendersi del tempo per fare ricerche sui propri investigatori e utilizzare solo quelli con una buona reputazione e referenze.
Indispensabile inoltre è distribuire le risorse e concentrarsi sulle aree dove le violazioni online stanno avendo maggior impatto. È necessario identificare i programmi a valore aggiunto e le opzioni su ogni piattaforma per trovare modi alternativi per rimuovere le violazioni. Sfruttate le relazioni che avete con i vostri Service Provider o direttamente con i marketplace, con l’obiettivo di stabilire un approccio collaborativo. Bisogna agire presto in modo da affrontare il problema prima che diventi troppo grande. Fare da cavia! I volontari per i beta-test di nuove piattaforme e processi usufruiscono dei benefici dei nuovi programmi che i marketplace introducono e rendono i vostri brand un obiettivo difficile.

venerdì 14 ottobre 2016

WEB REPUTATION: COME ELIMINARE DA GOOGLE ARGOMENTI NEGATIVI PER LA VOSTRA REPUTAZIONE

Una delle richieste più comuni da parte di alcuni clienti è quella di fare in modo che elementi indesiderati non siamo presenti nei risultati almeno nella prima pagina di Google (o nelle pagine successive). 


reputazione online


I motivi per cui una azienda o una persona desideri vedere "scomparire" risultati negativi dalle ricerche di Google sono molteplici.

Vi facciamo qualche esempio: 

COME TUTELARE LA REPUTAZIONE ONLINE DEI PRIVATI 

1) Mettiamo che anni fa abbia commesso un piccolo reato civile o penale magari anche molto tempo addietro, e di cui ho scontato la relativa pena, pagato la multa ecc., e desidero rifarmi una vita professionale senza che -  digitando il mio nome  - siano presenti risultati che danneggiano la mia integrità morale. Tutti sbagliamo e a tutti va concessa una seconda opportunità (attenzione, non lo affermo io ma è la legge che lo afferma). Purtroppo  Google si sta trasformando in una gogna mediatica del XXI secolo, e spesso i primi risultati su Google sono quelli che appaiono sulle testate generaliste (quotidiani online nazionali o locali o semplici blog), anche se commessi anni e anni addietro. 

2) Una testata giornalistica, un blog, ecc. parla di me e dice delle cose inesatte, incomplete o accadute molto tempo prima. Personalmente mi è capitato di seguire un caso di eventi accaduti 20 anni prima per un cliente che era stato totalmente assolto per fatti che non aveva mai commesso. Su testate nazionali l'articolo pubblicato circa 20 anni prima lo facevano apparire invece come  colpevole di un  reato mai commesso. Il problema è che quando vieni indagato, di solito i giornalisti pubblicano la notizia con il tuo nome. Se invece vieni assolto (cosa che accade anche mesi dopo) la notizia non interessa più al giornalista (si dice che non è notiziabile) e non viene più pubblicata. Su Google però compare la prima.  Questo non solo è un abuso ma si può configurare anche come diffamazione a mezzo stampa soprattutto se nell'articolo o nel titolo di parla di una persona che "ha commesso..." il reato, senza specificare che invece la stessa persona non è ancora passata in giudicato.

TUTELARE LA REPUTAZIONE DI AZIENDE, ENTI O ATTIVITÀ COMMERCIALI 

1) L'azienda rileva un commento negativo pubblicato su un social network o un blog da parte di un utente. Stranamente questa critica, che la danneggia pesantemente, compare nella prima pagina di Google digitando il nome dell'azienda.

2) A volte l'azienda o l'attività commerciale si accorge che i commenti lasciati da autori ignoti su social come Tripadvisor, blog, Twitter e altri, sono sicuramente scritti appositamente da concorrenti per danneggiarne l'immagine e risultano nelle prime pagine di Google cercando con il nome dell'azienda stessa.

3) Recentemente alcuni enti pubblici e privati di ricerca sono stati attaccati da gruppi di attivisti. Tipico ad esempio quello dei gruppi animalisti nei confronti dei laboratori in cui si fa ricerca medica che utilizzano correttamente e nei termini di legge sperimentazione animale. Anche in questo caso spesso questi gruppi (che fanno uso massiccio dei social e dei blog) cadono in alcuni illeciti quali la diffamazione o più semplicemente di contenuti e immagini non corrette e lesive dell'immagine dell'ente stesso.




Sono solo alcuni esempi che siamo abituati a risolvere quotidianamente.

Come ci si comporta? È possibile agire su più fronti: 

A) Chiedere la rimozione del contenuto a Google. Soprattutto se sono contenuti offensivi o illeciti. È sempre bene affidarsi a uno studio legale. La nostra esperienza ci ha dimostrato che se la richiesta arriva da uno studio legale viene presa più seriamente in considerazione. 

B) Chiedere la rimozione del contenuto direttamente alla testata. Per le testate giornalistiche la richiesta (questo è il nostro consiglio) andrebbe fatta ufficialmente da uno studio legale o da un avvocato direttamente allo studio legale della casa editrice. Di solito la risposta e l'eliminazione dai risultati di Google dell'articolo è molto rapida. L'articolo non scompare completamente, ma scompare dalle ricerche di Google (e dunque è come se non esistesse). 

C) Appellarsi al Garante alla Privacy

Un esmepio lo si legge alla pagina sulla limitazione di cronaca 
Quando non si ravvisa  nella notizia  rilevante interesse pubblico o  quando vi siano specifiche limitazioni di legge alla divulgazione di informazioni spesso connesse a determinati fatti di cronaca, il giornalista può comunque riferire di questi ultimi prediligendo soluzioni che tutelino la riservatezza degli interessati (ricorrendo ad esempio all'uso di iniziali, di nomi di fantasia e così via). Va tuttavia evidenziato come, in taluni casi, la semplice omissione delle generalità delle persone non basta di per sé ad escludere l'identificazione delle medesime: quest'ultima, infatti, può realizzarsi attraverso la combinazione di più informazioni concernenti la persona (l'età, la professione, il luogo di lavoro, l'indirizzo dell'abitazione, ecc.).

C) Contemporaneamente a quanto suggerito sopra è possibile procedere con la pubblicazione di contenuti interessanti che riguardano l'azienda o la persona che richiede la rimozione. Spesso infatti i contenuti negativi compaiono in prima posizione su Google perché l'azienda o la persona non hanno fatto nulla per gestire le proprie informazioni in rete. Consiglio di aprire un blog (aziendale o professionale), una pagina Facebook professionale, canali come twitter, youtube, linkedin ecc e iniziare a pubblicare. Il nostro ufficio stampa web  pubblicare con regolarità centinaia di articoli al giorno per migliorare la reputazione online delle aziende che seguiamo. Il difetto principale, infatti, è che le aziende e gli enti non hanno la capacità di comunicare con in nuovi media. Quello che facciamo è dunque fornire un supporto alla pubblicazione di contenuti utili per essere posizionati in prima pagina su Google. 

Per finire: una volta che un contenuto scomodo raggiunge la rete, in certi casi può essere molto difficile rimuoverlo (ma non impossibile) dalle ricerche di Google. Quello che è importante è passare da una situazione di passività a una di attività proattiva. Ovvero: se non sarete voi a parlate di voi stessi o della vostra attività, ci sarà sempre qualcuno che lo farà per voi, nel bene o nel male. 

Meglio se prendete in mano voi le redini della situazione pubblicando il meglio della vostra realtà, meglio se affidandovi a una agenzia di comunicazione digitale con un ufficio legale capace di aiutarvi in tutte quelle che sono le tecniche di posizionamento organico o l'eliminazione dei contenuti che ledono la vostra immagine.


Claudio Pasqua
Chieriweb.it e Studio Legale Dattilo 
tel. 3934064107

INSULTARE SU FACEBOOK È REATO DI DIFFAMAZIONE: LO DICE LA CORTE DI CASSAZIONE

Alcuni sono erroneamente portati a pensare che il Web e i social media abbiamo una liceità diversa dalla vita del mondo reale. Tuttavia non è così: i reati su Web come la diffamazione sono ancor più gravi perché commessi in una piazza "pubblica" che aggrava la posizione del reo.

insultare su facebook è reato di diffamazione aggravata


Come ci spiega l'Avv. Carlo Dattilo, dello Studio Legale Dattilo, postare un commento offensivo sulla bacheca di Facebook di una persona integra il reato di diffamazione a mezzo stampa. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24431/2015, ha stabilito che inserire un commento su una bacheca di un social network significa dare al suddetto messaggio una diffusione che potenzialmente ha la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sicché, laddove questo sia offensivo, deve ritenersi integrata la fattispecie aggravata del reato di diffamazione.

Partiamo da un esempio: un fatto di cronaca comparso proprio oggi su Quotidiano Piemontese
Insulti razzisti a barista romena: 40 denunciati tra cui deputata M5S
C’è anche Laura Castelli del Movimento Cinque Stelle tra le 40 persone denunciate per diffamazione alla procura della Repubblica di Torino. La denuncia parte dopo la querela di una giovane barista romena che, dopo che si era candidata per il Partito Democratico in una circoscrizione alle ultime elezioni amministrative, era stata offesa pubblicamente su Facebook. Tema della discordia fu una foto in cui, Lorena Roscaneanu, 31 anni, barista che lavorava all’interno di un bar di Palazzo di Giustizia, compariva insieme all’ex sindaco Piero Fassino. In quella foto, Laura Castelli chiedeva all’interessata quali fossero i suoi rapporti con l’azienda “fallita tre volte” che si occupava dell’appalto. I commenti all’epoca non si sprecarono: dalle offese razziste alle ingiurie. Finanche agli insulti di natura sessuale. Adesso la palla passa in mano al giudice Gianluca Orlando che svolgerà gli accertamenti.
Fonte: Quotidiano Piemontese
ALTRI ESEMPI 



IL PARERE DEL LEGALE 

Abbiamo chiesto all'Avv. Carlo Dattilo di spiegare ai nostri lettori in cosa consiste il reato di diffamazione aggravata e come ci si tuteli. 


"L’articolo 21 della Costituzione - spiega l'Avv. Carlo Dattilo - dispone che «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione», ma tale diritto incontra dei limiti specifici qualora l'opinione espressa giunga a ledere l'altrui riservatezza, onore e reputazione. 
"Va da sé che le opinioni personali espresse dai lettori e pubblicate dai giornali o su internet rientrano nel diritto di critica e, come tali, non possono essere rigorosamente obiettive, ma corrispondono necessariamente al punto di vista di chi la manifesta. E, pertanto, possono essere esternate anche con l'uso di un linguaggio colorito e pungente. 
"Nondimeno, il lettore che, esprimendo un’opinione personale, critichi utilizzando un linguaggio garbato seppur deciso, non denigratorio o insinuante e, soprattutto, senza la volontà e la consapevolezza di offendere, non potrà temere alcun tipo di azione legale, rientrando la sua condotta nelle libertà di espressione e di critica garantite dal dettato costituzionale. In questa prospettiva, l'unico limite che non va superato è ravvisabile nell'esigenza di evitare l'utilizzo di espressioni e argomenti offensivi, denigratori o anche dubitativi, insinuanti, allusivi, che in sostanza trascendano in attacchi personali diretti a colpire gratuitamente la sfera morale e privata altrui". 
"La diffamazione commessa col mezzo della stampa (ovvero social network come Facebook) è considerata un’aggravante in considerazione della particolare diffusività del mezzo adoperato e nel potere di persuasione psicologica e di orientamento d’opinione che la stampa possiede e che, rendendo più incisiva la diffamazione, finisce con il determinare un maggior danno. il danneggiato potrà nel termine di tre mesi dal momento in cui viene conoscenza querelare l’autore della diffamazione".

IN CONCLUSIONE 

La Corte di Cassazione ricorda che i reati di ingiuria [1] e diffamazione possono essere commessi a mezzo di internet (Cass., Sez. V, 17 novembre 2000, n. 4741; Cass., sez. V, 28 ottobre 2011, n.44126) e che quando ciò si verifica si è in presenza di un’ipotesi aggravata della fattispecie base (Cass., Sez. V, 16 ottobre 2012, n. 44980).

Di conseguenza siccome la diffusione di un messaggio offensivo su una pagina o una bacheca facebook ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone  rientra nella tipizzazione codicistica descritta dal terzo comma dell'art. 595 c.p.p.

AGGRAVANTI 

Le aggravanti comportano un aumento della pena prevista dall'art. 595 c. 1 c.p. (reclusione fino ad un anno o multa fino a 1.032 euro) nei seguenti casi:

  • attribuzione di un fatto determinato (c. 2): la maggiore credibilità dell'offesa giustifica la reclusione fino a due anni o la multa fino a 2.065 euro;
  • offesa arrecata a mezzo stampa (ed Internet), pubblicità, atto pubblico (c. 3): l'intensa capacità diffusiva delle vie di comunicazione impiegate giustifica la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro;
  • offesa arrecata a corpo politico, amministrativo, giudiziario, sua rappresentanza, autorità costituita in collegio (c. 4): la collettività degli enti offesi giustifica l'incremento di un terzo rispetto alla pena base.


[1] Occorre precisare che l'ingiuria è stata depenalizzata con decreto legislativo 7/2016


Claudio Pasqua 


tel. 3934064107



DEBUTTO INTERNAZIONALE PER GRADITA, LA RETE D’IMPRESE ITALIANA SBARCA AL SIAL 2016 DI PARIGI

Diffondere la dieta mediterranea e rappresentare il made in Italy sulle tavole di tutto il mondo. È questo l’obbiettivo di Gradita, la nuova rete d’imprese che riunisce cinque marchi emblemi della tavola italiana, che farà il suo esordio sul palcoscenico mondiale in occasione del SIAL 2016 di Parigi, la più grande esposizione d’innovazione alimentare del mondo.




Dopo il debutto sul mercato nazionale al Cibus di Parma, Gradita, la nuova rete d’imprese agro-alimentari simbolo del made in Italy come Divella S.p.A.F.lli Polli S.p.A., Pietro Coricelli S.p.A. con gli oli d’oliva CirioGiacinto Callipo Conserve Alimentari S.p.A.e Callipo Gelateria S.r.l, fa il suo ingresso sulla scena mondiale del settore food in occasione del SIAL 2016 di Parigi, la più grande esposizione d’innovazione alimentare del mondo in programma dal 16 al 20 ottobre nell’area espositiva di Paris Nord Villepinte, con uno spazio espositivo presso il padiglione 5B – stand J056. L’esposizione, che richiamerà oltre 160mila visitatori professionali da ogni parte del mondo, riunisce gli operatori chiave del settore, dal produttore al compratore, e rivela le tendenze e le innovazioni che caratterizzeranno l’industria alimentare del futuro. Una vetrina internazionale importantissima, che permetterà a Gradita di farsi conoscere a livello mondiale in un settore, quello del food, in costante evoluzione e alla perenne ricerca di nuovi gusti e tendenze e, inoltre, di sviluppare i contatti commerciali, favorendo l'apertura ai mercati esteri ancora inesplorati.

martedì 23 agosto 2016

INTERNAUT DAY

Il doodle di Facebook dedicato all'Internaut Day


Il World Wide Web compie 25 anni e l’evento viene celebrato con il primo Internaut Day. Nel 1991 presso il CERN di Ginevra il ricercatore Tim Berners-Lee definì il protocollo HTTP (HyperText Transfer Protocol), un sistema che permette una lettura ipertestuale, saltando da un punto all'altro del web mediante l'utilizzo di link. Il 6 agosto 1991 Berners-Lee pubblicò il primo sito web al mondo, presso il CERN, all'indirizzo http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html.

Tim Berners-Lee

La facilità d'utilizzo connessa con l'HTTP e i browser, in coincidenza con una vasta diffusione di computer per uso anche personale, hanno aperto l'uso di Internet a una massa di milioni di persone, anche al di fuori dell'ambito strettamente informatico, con una crescita in progressione esponenziale.

Internet, oggi, è sinonimo di globalizzazione. Avere un sito internet significa farsi conoscere dappertutto. Con la diffusione dei social network, il web ha vissuto una rivoluzione epocale, trasformando gli utenti in creatori di contenuti. Quale sarà la prossima evoluzione?